swap_on NE ABBIAMO GLI ARMADI PIENI!
Per secoli, lo scambio di abiti è stato una pratica comune tra familiari e amici, condividendo vestiti per risparmiare denaro e mostrare solidarietà. Tuttavia, nel corso del tempo, la cultura dello shopping ha portato a possedere armadi stracolmi di abiti, molti dei quali vengono indossati raramente. Negli ultimi decenni, lo swapping ha fatto un ritorno significativo, specialmente in città come Manhattan e San Francisco, diventando una risposta sostenibile al consumo eccessivo.
Riutilizzare, scambiare, donare è un trend molto attuale in questo periodo storico, dove non c’è spazio per lo spreco. “To swap” significa infatti scambiare e ultimamente è diventata una pratica molto in voga. Ho chesto a Susan e Alice, organizzatrici di uno dei tanti swap party a Padova, in cosa consiste e come si fa swapping.
Dalla Condivisione Familiare all'Abbondanza Nei Nostri Armadi
Lo scambio di abiti tra familiari ha una lunga storia che risale a molte generazioni fa e ha radici profonde in molte culture in tutto il mondo.
In molte culture, la pratica dello scambio di abiti era associata a celebrazioni, come matrimoni o feste tradizionali, dove i vestiti venivano tramandati da una generazione all’altra. Questo aiutava anche a preservare i legami familiari e a mantenere vivi i ricordi attraverso gli abiti che venivano passati di mano in mano.
Negli ultimi anni, lo swapping di abiti sta ritornando alla ribalta come una pratica moderna che riflette in parte l’antica tradizione dello scambio familiare di indumenti.
La Rinascita dello swapping a Manhattan e San Francisco
L’emergere degli swap a Manhattan e San Francisco è stato influenzato da diverse tendenze sociali e culturali, oltre che dall’evoluzione del consumo consapevole.
A Manhattan, in questa vivace area urbana, densa di creatività e innovazione, molti individui hanno cominciato a cercare modi alternativi per rinnovare il proprio guardaroba senza infliggere un impatto pesante sull’ambiente. Si sono sviluppati eventi di swap organizzati da comunità locali, associazioni o semplicemente da appassionati di moda sostenibile che hanno offerto un’opportunità per scambiare abiti e accessori.
A San Francisco, con la sua cultura progressista e il forte impegno per la sostenibilità, ha abbracciato rapidamente l’idea dello swapping di abiti. La città è stata un terreno fertile per l’innovazione nel campo della moda sostenibile.
Entrambe le città hanno ospitato una serie di swap party, in cui le persone potevano portare i loro capi indesiderati e scambiarli con altri, creando un’esperienza sociale e divertente incentrata sulla sostenibilità.
Queste iniziative di swapping non si sono limitate solo agli abiti, ma si sono estese ad altri oggetti come libri, giocattoli, articoli per la casa e altro ancora, promuovendo così un consumo più consapevole e una condivisione reciproca di risorse.
Intervista a Susan e Alice organizzatrici di Swap Party a Padova
SUSAN
Come è nata l’idea di organizzare questo swap di abiti usati? E da quanto tempo lo fate ?
Oramai si è persa memoria di quando abbiamo iniziato! Una volta abbiamo fatto mente locale e fatto risalire il tutto a circa 10 anni fa quando una di noi ha organizzato una swap boutique all’ interno del Chiosco, storico locale di Padova.
Chiunque poteva portare i propri vestiti (ai quali veniva attribuito un valore tramite diversi colori) e tornare durante tutta l’ estate a prendere delle altre cose in cambio.
Quali sono i passaggi chiave per partecipare a uno swap?
Basta organizzarsi con delle amiche! Noi abbiamo un gruppo whatsapp molto numeroso, circa una volta ogni due mesi qualcuna propone un incontro, e chi vuole si aggiunge.
Qual è il processo di selezione e accettazione degli abiti per lo swap? Ci sono criteri specifici che gli abiti devono soddisfare
Con il tempo abbiamo cercato di selezionare un po’ i vestiti, cerchiamo di evitare le cose rovinate o completamente indossabili.
Quali sono i benefici, oltre alla sostenibilità, che le persone possono ottenere partecipando a uno swap di abiti usati?
Personalmente mi piacciono molto questi momenti di ritrovo, il clima è sempre molto amichevole e leggero.
Una cosa che trovo interessante inoltre è che ti dà la possibilità di sperimentare nuovi abiti e nuove versioni di te a costo zero.
Avete riscontrato sfide particolari nell’organizzare questi eventi? Come le affrontate?
Per contenere l’entropia abbiamo cercato di darci alcuni principi, una certa routine rispetto a come si svolge l’evento.
Una sfida può essere quella delle nuove persone interessate che magari sono un po’ reticenti davanti ad una esperienza nuova dalla quale non sanno cosa aspettarsi.
Chi è Susan oltre gli SWAP?
Lavoro come psicologa delle organizzazioni, sono appassionata di montagna, beach volley, disegnini e gruppi di persone belle che fanno cose insieme.
L’eleganza non consiste nell’utilizzare un vestito nuovo. coco chanel
ALICE
Qual è l’obiettivo principale dell’evento? Come sperate di influenzare la comunità locale o la sostenibilità?
Lo swap è gioia! Abbiamo iniziato anni fa, un piccolo gruppo di persone amiche che si ritrovavano a casa di una di noi. Portavamo i vestiti che non usavamo più (perché avevamo cambiato gusti, taglia, stile…) e ce li scambiavano. Poi il gruppo si è allargato, i vestiti sono diventati anche accessori, bigiotteria, scarpe, piccoli oggetti… L’obiettivo principale è ridare nuova vita a qualcosa che “non piace più a me” ma può piacere a te. Avere questi momenti, gli Swap Parties, non è solo divertente, ma anche sostenibile ed ecologico.
Come incoraggiate la partecipazione e l’adesione delle persone all’evento?
Negli anni abbiamo formato un gruppo su Whatsapp, il cui nucleo principale si è allargato, inserendo amiche di amiche, colleghe, persone incontrate casualmente a cui ne abbiamo parlato e che si sono interessate al tema. In questo gruppo, ormai a cadenza circa mensile, viene proposta una data e una location in cui avverrà l’evento. Le adesioni di solito sono sempre alte e avvengono con naturalezza, ma cerchiamo sempre di essere propositive e incoraggianti verso le persone nuove, che a volte non conosciamo e che incontriamo per la prima volta allo swap.
Come garantite che lo swap sia equo e soddisfacente per tutti i partecipanti?
Lo swap è un momento sia personale che collettivo. Personale perché ognuna di noi gira, sbircia, guarda e prova vestiti da cui viene attirata. Collettivo perché ci si conosce, o ci si ritrova, si chiedono e si danno consigli su come sta un certo abito, o un abbinamento magari mai sperimentato. Prima di prendere un vestito, cerchiamo sempre di chiedere conferma alla persona che l’ha portato se ora può diventare…mio!
A volte capita che lo stesso abito piaccia a più di una persona, a volte succede che chi ha portato un capo ci ripensi all’ultimo momento e lo voglia tenere con sè. L’equità e la soddisfazione si costruiscono nel momento, con buon senso e leggerezza, e l’evento si chiude di solito con la felicità delle partecipanti.
Come viene gestita l’organizzazione durante l’evento?
Lo swap viene tendenzialmente organizzato nel weekend, il pomeriggio. Ci si ritrova in una casa delle partecipanti e ognuna porta con sé i propri vestiti che vuole lasciare andare a nuova vita. L’evento prevede la partecipazione di circa 10 persone, anche se nel periodo estivo abbiamo organizzato dei bellissimi swap in giardino in cui lo spazio più ampio ha permesso anche una adesione maggiore. Ognuna “spalma”, dispone, ammucchia i propri vestiti in un angolo della casa, e viene dato, a volte con un giro ufficiale di presentazioni se non ci si conosce, a volte in modo meno formale, il via ufficiale allo swap! Dopo avere provato, scelto e condiviso tutti i vestiti disponibili all’evento, c’è un momento di chiusura finale in cui scegliamo, per i capi che non sono stati presi, se donarli ad associazioni di mercato equo-solidale in modo che possano essere rimessi in circolo, riportati a casa dalla proprietaria per il prossimo swap, oppure gettati perché rovinati o troppo consumati. Negli anni abbiamo cercato di sensibilizzare sul tema le partecipanti: i vestiti portati allo swap devono essere in buono stato!
In che modo l’evento contribuisce alla sensibilizzazione sulla moda sostenibile e al cambiamento di atteggiamento nei confronti del consumo di abbigliamento?
Lo swap è ricircolo, possibilità e creatività. Posso scegliere di prendere un capo, magari distante dal mio stile, perché non avendolo acquistato ho un investimento diverso e mi permetto di sperimentare… e se poi non lo utilizzo so che potrò riportarlo alla prossima occasione! Lo swap è dare valore al passato di un abito, al suo presente, che magari io non colgo più, e al suo futuro, in altre direzioni che un’altra persona invece intravede.
Chi è Alice oltre gli SWAP?
Alice è una psicologa psicoterapeuta, che si occupa prevalentemente di clinica, ma anche di ricerca e formazione. E che oltre ad amare abbinamenti e stili diversi, ha capito che avere a che fare con i vestiti non è solo divertente, ma è anche un tema molto legato ad aspetti identitari. A chi si è, chi si è stati e chi si potrebbe diventare.
nuovo approccio alla moda
Swap come rivoluzione
Lo swap ha contribuito a una vera rivoluzione nel consumo di abbigliamento promuovendo:
Sostenibilità: riduzione dello spreco di vestiti. Consentendo alle persone di scambiare capi non utilizzati con altri, si estende la vita utile degli abiti, riducendo la quantità di indumenti destinati alle discariche.
Consumo consapevole: Lo swapping promuove l’idea di possedere meno, ma di possedere articoli di qualità che vengono effettivamente utilizzati.
Variazione e novità: Nonostante lo swap sia basato sullo scambio, offre comunque la possibilità di “nuovi” capi senza spendere denaro. Le persone possono trovare pezzi unici, nuovi stili e aggiornamenti al proprio guardaroba.
Comunità e connessione: Gli eventi di swapping creano un senso di comunità. Oltre a scambiare abiti, le persone si incontrano, socializzano e condividono esperienze, creando legami basati su interessi comuni come la moda sostenibile.
Promozione dell’individualità: Lo swapping incoraggia la creatività nell’assemblare abiti e stili unici. Le persone non sono limitate alle ultime tendenze di massa ma possono esprimere la propria individualità attraverso la selezione di abiti che rispecchiano il loro stile personale.
Sensibilizzazione ambientale: La pratica dello swapping contribuisce a sensibilizzare le persone sull’impatto ambientale dell’industria della moda e sulla necessità di adottare pratiche di consumo più sostenibili.


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